Abbiamo realizzato un’intervista a LowLow in occasione dell’uscita di “Dogma 93”, il suo nuovo album ufficiale. Giulio Elia Sabatello, in arte LowLow, è come tutti voi saprete, un rapper romano classe 1993. Inizia la sua carriera con le battle di freestyle, partecipando già da giovanissimo ad alcune delle più importanti competizioni italiane, come Tecniche Perfette. In seguito, nel 2012 fonda la sua crew “NSP”, composta da lo stesso LowLow, Sercho e Luca J. Il suo vero successo ha inizio però nel 2014 con la pubblicazione del disco “Scusate per il sangue” in coppia con Mostro, uscito per la storica etichetta discografica Honiro. Ad oggi ha pubblicato 3 album ufficiali : Redenzione, Bambino soldato e l’appena uscito “Dogma 93”. Abbiamo avuto modo di incontrarlo e farci raccontare qualcosa in più su questo nuovo progetto.

intervista a lowlow
Dogma 93

Intervista a LowLow :

Di seguito potrete leggere la nostra intervista a LowLow.

Provieni da “Bambino soldato”, un disco introspettivo, nel quale ti sei messo a nudo e hai raccontato molto di te e della tua vita. Che tipo di album sarà invece “Dogma 93”?

Dogma 93 è un album cinematografico e molto narrativo. Io parto sempre da un autoanalisi. Uso la scrittura per capirmi, è il modo per essere me al 100%. Però la vera grande innovazione è questa ricerca di raccontare sè stessi tramite storie di altri. Ci sono tanti storytelling di personaggi reali. Come per esempio Bobby Fisher, uno dei miei idoli. É stato il più forte scacchista di sempre, ha reso famosi gli scacchi durante la guerra fredda, divenendo campione del mondo nel 1972, battendo il campione sovietico. In quel periodo gli scacchi erano appannaggio dei russi e lui ha vinto per l’America.

Oppure nel brano “Jones Town” interpreto Jim Jones, un predicatore statunitense che è passato alla storia per aver indotto più di 900 persone, tra cui donne e bambini a uno spaventoso massacro e suicidio di massa. Nel pezzo io ordino il suicidio collettivo. Il significato è “noi ci ammazziamo perchè voi siete scemi”. Perchè nel 2020 non è più possibile esprimere la propria individualità. Si finisce sempre per essere messi all’angolo e visti con occhio negativo perchè si è un po’ diversi, perchè si fa una battuta che dà noia a qualcuno. Non si può scherare su nulla, è tutto chiuso, e non si vede l’ora di puntare il dito sul prossimo. Questo pezzo, pur con un messaggio estremo, è una dichiarazione d’amore alla libertà.

Spesso nel rap si parla di competizione. Ascoltando le tue canzoni si capisce che tu sei costantemente in competizione con te stesso, cerchi di superarti in ogni album. Credi di esserti superato anche questa volta?

Credo di si, ma allo stesso modo mi riservo in po’ di tempo per vedere come arriverà questo disco alle persone. Perchè non si può negare che la comprensione degli altri sia un punto importante. Io sono partito da un momento cupo per scrivere questo disco e la cosa che mi ha sollevato è stato scrivere e vedere che nonostante io fossi in un periodo difficile, riuscissi comunque ad andare avanti. Tutte le volte che io scrivo mi sento benissimo, mi sento imbattibile, come se potessi fare qualsiasi cosa. Il difficile sta quando stacchi, quando vai a risentire quello che hai fatto. Quando rileggendo ciò che hai scritto ti chiedi se può effettivamente arrivare al pubblico. C’è questo passaggio da dentro me stesso al di fuori che io non avevo mai fatto.

Negli anni scorsi ero sempre preso dal dire “figo, spacco” ma poi quando uscivo dal mio personaggio? Arrivavano i dubbi, le incertezze, come tutte le persone. Quindi credo che il vero passo avanti di questo disco sia il fatto che contenga un po’ tutte e due quelle che sono le mie nature, da una parte un grande ego, dall’altra una grossa fragilità.

intervista a lowlow
LowLow

Nella tua carriera hai avuto una costante evoluzione, sei partito dalle battle di freestyle, hai avuto un gruppo, e ora da diversi anni sei solista. In cosa credi che sia cambiato il tuo modo di fare musica da quando hai iniziato?

C’è da dire una cosa. Quando facevo musica con un gruppo, prima con Sercho e con Luca J, poi con Mostro, io non ero pronto. Non ero neanche in grado a mio parere di realizzare un disco solista. Quella è stata una grandissima palestra. Le persone pensano che io rinneghi il mio passato, ma io ne sono fierissimo.

Ho sempre immaginato la mia carriera solista. C’è un grosso passaggio che tutti si tovano a dover fare, che è quello di passare da scrivere una bella strofa di 16 barre a fare una canzone. Ci sono state determinate notti, tornato da determinati concerti, che non riuscivo a dormire e mi si sono accese delle lampadine nella testa, mi son detto : “ok, io devo fare questo”.  Prima ero solo un rapper. Mi sentivo molto padrone dei miei miei mezzi, vedevo che c’era una risposta dal pubblico. Scrivevo delle rime fiche, delle strofe fiche, ma ad un certo punto ho capito che avevo bisogno di raccontare delle storie, di raccontare qualcosa prendendo ispirazione da ciò che mi piaceva, come i film e i libri. Di inseguire la mia strada, pur se tortuosa e difficile.

Sto cercando una crepa nel muro dell’attenzione delle persone, ho mille storie da raccontare. Mi sento di aver fatto l’1% di quello che posso fare.

Sei un artista molto particolare, hai una grande capacità di scrittura e uno stile molto originale di esprimere determinati concetti. Ci sono o ci sono stati degli scrittori che ti hanno influenzato in questo?

Partiamo dal presupposto che a me influenza tutto, qualsiasi singola cosa. Assorbo da tutto, anche dalle cose brutte. Sicuramente mio padre consciamente o inconsciamente mi ha ispirato. Leggere è una cosa che faccio a intervalli. Guardo di più i film. In questo periodo però sto leggendo le interviste di Truffaut a Hitchcock. I libri mi danno tantissima ispirazione, a volte da una frase potrei farci un disco. Per esempio un libro che mi ha ispirato molto durante la realizzazione di questo album è “Compulsion” di Mayer Levin.

Se non avessi intrapreso il percorso della musica, chi sarebbe oggi LowLow?

Campione dei pesi gallo UFC, oppure di box.

 

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