Oggi vogliamo portarvi un intervista realizzata insieme a Peppe Soks, in occasione dell’uscita di “Stella del sud”. Il disco è uscito il 4 dicembre in tutte le piattaforme digitali.
Un progetto che racconta la storia di un ragazzo del Sud Italia, che non ha nulla in tasca e solamente un sogno.

Intervista a Peppe Soks

In questi ultimi due anni hai prodotto e pubblicato tantissima musica, da “Riparto da me” a “Stella del sud, cosa credi che sia cambiato e in cosa pensi di essere migliorato?

Credo e spero di essermi evoluto tantissimo a livello musicale e di scrittura. Personalmente preferisco i nuovi pezzi rispetto ai vecchi, anche se sicuramente in miei fan sono legati ai miei lavori precedenti. A livello emotivo e personale, invece, sono la stessa persona. Non è cambiato niente, il mio team è sempre lo stesso ed è sempre a lavoro su di me e con me, la mia città mi ama come il primo giorno e spero di non deluderla mai.

La scorsa estate hai pubblicato un progetto intenso come “Secret Tape”, quando hai iniziato la lavorazione di “Stella del sud” e quanto tempo hai impiegato per scrivere le tracce?

Abbiamo iniziato a lavorare al progetto “Stella Del Sud” a marzo 2019.Purtroppo, abbiamo proceduto molto a rilento perché in quell’anno ho partecipato a più di 100 eventi e non ho potuto stare molto tempo in studio. Il lavoro era terminato ad aprile 2020 e volevamo pubblicarlo prima dell’estate, impedito, quindi l’abbiamo riaperto e modificato per pubblicarlo il 4 dicembre. Ho scritto e registrato “Secret Tape Vol.2” in una settimana in studio con il mio Manager Alessandro Raimo, volevamo regalare qualcosa ai miei fan. Non meritavano di stare un anno intero senza la mia musica, spero abbiano gradito il mio regalo.

Proprio pochi giorni fa hai svelato la tracklist completa, qual è il brano su cui hai più aspettative e come sono nate le collaborazioni?

Tutte le collaborazioni sono nate in modo super spontaneo, sono tutti artisti che stimo e che mi stimano, sono stati super disponibili e felici di partecipare al mio album. Sono legato a tutti i brani, sono sicuro che la traccia con Geolier farà grandi numeri, mi piace tanto collaborare con Emanuele. Quando ci chiudiamo in studio insieme sento una sintonia musicale che non ho mai avuto con nessun altro. Ho chiesto anche ad altri artisti di collaborare ma sono spariti, chi per un motivo e chi per un altro. Mi è servito per capire il vero valore delle persone. Giustifico solo uno tra questi, perché è un grande artista e perché mi ha dato una motivazione reale della sua assenza.

Un elemento che mi ha particolarmente colpito è stata la copertina del disco, che reputo tra le migliori di questo 2020. Anche se il messaggio è molto chiaro, che cosa rappresenta per te e cosa ci rivedi dentro?

È stata un’idea del mio grafico, Fabio Fasano. La copertina raffigura un bambino e una bambina vicino ad un muro. Il ragazzino tiene in mano una bomboletta spray e disegna una stella sul muro, simbolo di protesta e libertà; la ragazzina lo tiene per mano e nell’altra custodisce una rosa, simbolo di amore, natura e semplicità. Sullo sfondo ci sono dei palazzi alti, cupi e imponenti. I due bambini sognano di restare uniti per sempre e scappare via, in un posto dove non contano le cose materiali e dove regna l’amore e la felicità.

Quali sono le 3 canzoni a cui sei più affezionato per ciò che raccontano e che hai scritto con maggior difficoltà?

Sicuramente “Intro (La mia storia”)è una delle tracce a cui sono più legato. Non è stato facile per me registrarla e scriverla, questa canzone racconta tutta la mia storia, chi capisce il dialetto napoletano sicuramente sarà colpito e coglierà in pieno le mie parole e la mia vita, mi sono messo a nudo.
Anche “Hip Hop” è una di quelle a cui sono più affezionato, racconta com’era il rap prima della trap, prima dei social network, prima che le tv e le grandi multinazionali iniziassero a monetizzare con questo genere musicale. Io ho iniziato in quel periodo.
Chiuso con “Pensavo Che”. Secondo me è emblematica la frase “pensavo che, la vita finiva ai 23, un lavoro ma niente di che”. Tendenzialmente ogni ragazzo del sud Italia non ha grandi ambizioni, il suo progetto di vita è farsi una famiglia, trovare un lavoro da 1200€ al mese, comprare una casa e, se riesce, anche una macchina sportiva non troppo costosa. Io volevo di più, ci ho sempre creduto e piano piano sto realizzando il mio sogno di diventare un grande artista. Non mi interessa la fama, voglio vivere con la mia musica ed essere un punto di riferimento per la mia generazione.

Infine, speriamo che l’intervista a Peppe Soks vi sia piaciuta.
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Ascolta “Stella del sud” su Spotify qui.