Kayler è un rapper romano che in questi ultimi anni è riuscito a farsi notare all’interno della nuova scena. Inizia il suo percorso da giovanissimo e il suo talento lo porta a vincere il One Shot Game di Honiro nel 2016. Questa vittoria è il primo traguardo raggiunto dal rapper classe ’97, che inizia così un percorso di crescita ed evoluzione artistica che lo porta dove è adesso. Kayler offre al pubblico una trap fresca, molto melodica, ma anche con barre vere e proprie. Da pochi giorni è uscito il suo nuovo singolo, intitolato “Autopilota”. Per l’occasione lo abbiamo intervistato per farci raccontare di più su questo nuovo pezzo e su quelli che saranno i suoi progetti futuri. Buona lettura!

Partiamo con una domanda semplice, giusto per rompere il ghiaccio, verso che età hai iniziato a fare musica e chi ti ha trasmesso questa passione?

La passione per la musica non me l’ha trasmessa nessuno. Già da piccolo mi è sempre piaciuto cantare. Verso gli 8 anni, mio cugino mi ha fatto conoscere Fabri Fibra, ma solo alle medie ho iniziato a scoprire meglio quello che era ed è tutt’oggi il mondo del Rap.

Come spiegheresti la tua evoluzione artistica dalle prime cose hai fatto alla musica che stai facendo attualmente?

Ho iniziato che ero proprio un ragazzino, quindi inconsapevole in parte di ciò che stavo facendo. Oltre ad essere aumentata la consapevolezza, in questi anni c’è stata anche una maturazione artistica rispetto a quello che facevo inizialmente, che mi ha permesso di sviluppare la mia chiave.

Da pochi giorni è uscito “Autopilota”, il tuo nuovo singolo, ti va di raccontare brevemente di che cosa parla e com’è nato?

Questo pezzo è nato dentro casa mia. Dall’inizio della quarantena mi girava in testa la parola “Autopilota”, perchè in quel periodo ero arrivato ad informarmi di più sul mondo di Tesla. Prende significato dal fatto che quando faccio musica, per me è tutto molto spontaneo e automatico, come se avessi l’autopilota durante la scrittura e la registrazione.

Kayler
Kayler
In questi giorni, si sta consumando sul web una discussione, generata da Emis Killa, che dice che in Italia gli artisti emergenti hanno tutti i mezzi per farsi notare, e conta solo il talento. Per te, ad oggi cosa serve ad un emergente per farsi notare e riscuotere successo con la musica?

Nel 2020 sono pienamente d’accordo sul discorso che abbiamo tutti i mezzi per farci notare. Ti voglio dire una cosa alla quale pensavo qualche giorno fa. Ad oggi uno può diventare virale con una canzone non solo con gli algoritmi di Spotify, ma anche con TikTok, una nuova piattaforma che ci permette di far arrivare la musica a centinaia di migliaia di persone. Poi ovviamente bisogna vedere il caso specifico. Molti si lamentano che non hanno i soldi, ma pure io quando ho iniziato non li avevo. Mi arrangiavo chiudendo accordi con i videomaker, per registrare il video con il budget che potevo permettermi lavorando. Devi essere bravo te a trovare all’inizio degli elementi che possano collaborare al tuo progetto senza toglierti tanti soldi, per poterti lanciare da solo. Il talento serve, ma oltre quello bisogna saperci fare nella vita.

Per il momento ti sei mosso unicamente pubblicando una serie di singoli, hai in mente di realizzare un vero e proprio album nel 2020?

Questo non te lo posso dire. L’unica cosa che che voglio dire è che nel 2020 e nel 2021 voglio tirare fuori molta più musica. Soprattutto perchè ho capito che facendo uscire tanta roba, mettendoti più spesso alla prova, riesci a entrare in un’ottica più produttiva e a fare anche roba più figa.

Ad oggi siamo sempre più abituati a vedere il rap italiano sempre più accostato all’America, ci sono sempre più connessioni e collaborazioni anche tra gli artisti. Se tu potessi collaborare con un artista estero con chi ti piacerebbe farlo?

A livello internazionale i primi nomi che mi vengono in mente sono Travis Scott, Bad Bunny e Anuel AA.

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