Intervista a Ketama126 :

Ketama126, al secolo Piero Baldini, è uno dei rapper italiani più in voga del momento. Caratterizzato dal suo immaginario grezzo e da una voce unica e particolare che lo contraddistingue dal resto. Inizia la sua carriera da rapper nel 2014, ma già da prima era legato al mondo della musica, infatti proviene dal metal. Dopo aver fondato la crew “126” e aver pubblicato svariati progetti, tra i più celebri : “Oh Madonna” e “Rehab”, oggi pubblica il suo nuovo album ufficiale “Kety”. Per l’occasione siamo stati invitati negli studi di Sony Music Italia per incontrarlo. Per tanto, ecco a voi la nostra intervista a Ketama126.

Intervista a Ketama126
Ketama126

In origine “Rehab” doveva trattarsi di una prima parte di un progetto più ampio che sarebbe dovuto uscire successivamente, ma che poi non ha visto luce. Possiamo considerare “Kety” il seguito di Rehab?

Si, non l’ho chiamato “Rehab 2” perchè non mi piacciono i sequel, in quanto di solito i sequel deludono sempre rispetto alla parte prima, per cui ho deciso di dargli proprio un altro nome. Però in realtà ogni mio disco è il seguito di quello precedente.

Con il disco precedente sei riuscito ad arrivare in tutta Italia e a dare un immaginario più definito e concreto alla tua musica e al tuo stile. Con “Kety” quali sono i tuoi obiettivi?

Il mio obiettivo principale con Kety è quello di consolidare questo fatto, poi ti dico, in realtà non mi pongo degli obiettivi a lungo termine quando lavoro a un disco, preferisco lavorarci passo passo. Sicuramente un obiettivo dal punto di vista dei live potrebbe essere quello di portare uno show dal vivo con gli strumenti, in quanto nell’album vengono utilizzati molto.

Il nome “Kety” mi fa pensare ad un disco più personale ed introspettivo, dove magari metti in risalto anche una parte di te che forse non conosciamo. Può essere una giusta interpretazione?

Sono sempre stato abbastanza schietto nel mostrare anche i lati di me più scomodi. Sicuramente riesci a capirmi di più ascoltando questo disco, alla fine sono 14 canzoni scritte nell’arco di più di un anno, quindi racchiudono veramente tutte quelle che sono state le mie sensazioni.

Quando hai iniziato a lavorare al disco e quanto tempo hai impiegato per la sua realizzazione?

Ho iniziato la lavorazione di questo disco subito dopo l’uscita di Rehab. Quindi ci lavoro da circa un anno e mezzo. Ho fatto più o meno una canzone al mese, questi sono i miei tempi di solito. Mi piace lavorare pezzo per pezzo al disco, piuttosto che fare 40/50 canzoni e poi scartarle.

Qualche settimana fa ho ascoltato e apprezzato molto la versione unplugged di “Rehab”, hai mai pensato di realizzare un disco anche in acustico?

Prima o poi vedrai lo farò, sicuramente è una roba che maturerò col tempo. Anche per una questione di live, mi permetterebbe di fare dei concerti più intimi, i pezzi sembrano anche più maturi.

Quali sono i gruppi musicali con cui sei cresciuto, e che magari, hanno influenzato anche la tua musica?

Uno di quelli è nel disco, Noyz Narcos, che è stato uno dei rapper italiani con cui sono cresciuto. Mi ha colpito per via del suo immaginario un po’ più metal, che è il genere che più ascoltavo da ragazzino, insieme al rock, di fatti io provengo da quell’ambiente lì, suonavo anche il basso in una cover band.

C’è stato un brano che ti ha colpito particolarmente e ti ha fatto capire che anche tu volevi fare questo nella vita?

Ai tempi mi ricordo che ero in fissa col disco “Una storia italiana X” di Er Costa. Con quello ho iniziato anche io a rappare. Per me lui tecnicamente era fortissimo e mi ispirò notevolmente, insieme anche a Noyz, in particolare con il brano “Quelle notti”.

Rispetto a molti artisti nella scena, non sei eccessivamente presente sui social e non curi troppo la tua immagine. Nonostante questo sei uno di quelli che ha ottenuto di più negli ultimi mesi. Pensi che ad oggi la musica possa prevalere sull’immagine?

Io penso di si. Chiaramente un po’ di immagine devi averla. Magari se io fossi stato alto un metro e trenta, con un naso bruttissimo, non mi ascoltavano anche se la musica era la stessa, chi lo sa. Però poi sta a te concentrare l’attenzione su determinate cose. Poi a me non va di essere intrappolato in questa cosa dei social, a me piace fare musica.

Speriamo che la nostra intervista a Ketama126 vi sia piaciuta, nel caso leggete anche questo articolo : Le frasi più belle di Ketama126 tratte da “Kety”